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L'ultimo treno per l'Europa

Aggiornato il: 19 giu 2020

Claudio Monnini Comunicazione Verdi Europa Verde Milano





Non c'è stato solo il piano Marshall che ha reso la Germania del dopoguerra la più prospera nazione europea: nel 1989, alla caduta del muro di Berlino, due nazioni, la Germania Federale e la DDR si fondono in un'unica Federazione. Un piano d'investimenti ventennale che ha fatto crescere la povera DDR che oggi non se la passa tanto peggio della sorella più ricca. E non ha dovuto indebitarsi con la sorella, per questo. Uno sforzo gigantesco, al quale hanno contribuito investimenti non solo tedeschi, attratti dalle opportunità create dalla riunificazione e dalla ricostruzione. Dal 1991 alla fine del ‘98 – secondo l’elaborazione su dati di fonte Bundesbank elaborati dall’economista Roberto Violi – affluirono verso la Germania investimenti esteri per 1.247 miliardi di euro. Di cui 371 miliardi provenienti dai Paesi che avrebbero poi costituito l’Unione monetaria. Per quel che riguarda l’Italia, in quegli otto anni contribuì complessivamente con 39, 6 miliardi (dati Bundesbank). Certo, noi italiani non siamo stati altrettanto bravi col nostro mezzogiorno in 160 anni, ma da noi non è caduto un muro. Oggi, mi dico, un muro sta per cadere, e sarà la fine del Covid 19, l'uscita da una crisi che ha investito tutti, ma proprio tutti, i paesi europei. Non dovremmo ragionare come l'Europa ha fatto sinora. Se ci federassimo potremmo, lavorando come fecero le due Germanie, fondare un'unico soggetto federale, che ha lo stesso interesse di allora a far crescere tutti con un obiettivo comune per il 2030, poi per il 2040... Un "green new deal" che non guardi tanto al passato debitorio, ma a quello che possiamo costruire insieme con politiche congiunte: sanitarie, fiscali, energetiche, produttive, sociali, militari, per non trovarci impreparati alla prossima crisi, che non mancherà, ora ne siamo certi, ce lo dicono e ripetono tutti gli scienziati. Non si tratta di indebitarsi tra noi, se decidiamo che "noi" è un unico soggetto, come hanno fatto le due Germanie nel 1989, ma di credere in un progetto in cui ciascuno dia il meglio di se stesso. Questo potrebbe anche riequilibrare la geopolitica del futuro. Non passerà un altro treno per l'Europa.





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