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Il marciapiede della Patria

Immagine del redattore: Mara Ferrario
Mara Ferrario
7 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Favoletta contemporanea in un atto, un barattolo di vernice e pochissime idee


C’era una volta un piccolo fascista. O forse erano in due, tre, una squadra speciale di ardimentosi della vernice. Non è dato sapersi. Si sa soltanto che mercoledì sera, giornata nella quale nella sede di Europa Verde di via Lanino, a Milano, si svolgono le riunioni, si è scoperto che qualcuno, la notte prima, aveva deciso di lasciare il segno del proprio passaggio.


Letteralmente.


Armato di bomboletta e di un pensiero politico evidentemente troppo ingombrante per essere contenuto nella propria testa, il nostro eroe ha pensato bene di imbrattare il marciapiede davanti alla sede con una scritta di palese matrice fascista.


Un gesto di grande coraggio, soprattutto perché compiuto di notte sul marciapiede. Che, come noto, è un avversario temibile: non reagisce, non scappa e non può nemmeno rispondere a tono.


Il piccolo fascista, probabilmente, si è sentito un grande combattente. Magari, tornando a casa, avrà immaginato musiche solenni, folle plaudenti e la Patria riconoscente.


La Patria, nel frattempo, si è ritrovata un marciapiede imbrattato.


Perché questi patrioti sono fatti così: tengono talmente tanto alla Nazione che, per dimostrarlo, deturpano il suolo pubblico. Il bene comune è sacro, purché non si debba rinunciare a una bomboletta di vernice per dimostrarlo.


E poi diciamolo: c’è qualcosa di commovente in questa sproporzione tra le ambizioni e i mezzi. Da una parte, il sogno di lasciare un segno nella storia e dall’altra, farlo con una scritta per terra.


Dalla marcia su Roma alla marcatura del marciapiede il passo, evidentemente, è stato breve. Il livello, invece, è rimasto quello che è.


Ma veniamo al punto.


Se l’intento era spaventare, il nostro piccolo eroe può stare tranquillo: non ci è riuscito.


Se voleva prendere in giro, nemmeno. Perché per essere una provocazione serve almeno un’intelligenza minima. E qui siamo nel campo delle grandi assenze.


Se, invece, voleva dimostrare che il fascismo è ancora vivo, qualcosa ha dimostrato: che esiste ancora qualcuno convinto che intimidire gli altri sia un modo accettabile di stare al mondo.


La scritta è stata denunciata alle forze dell’ordine. Per il resto, niente proclami, niente ronde e niente eroiche spedizioni punitive contro il barattolo di vernice.


Alla pulizia del marciapiede penserà direttamente Europa Verde. Un gesto semplice, concreto, di lavoro vero e utile. Perché prendersi cura degli spazi comuni è un modo decisamente più serio di dimostrare amore per la propria città che imbrattarli in nome di un’ideologia che ha già fatto abbastanza danni nella storia del Paese.


Del resto, la differenza è tutta qui: c’è chi sporca per ostentare la propria ideologia e chi si rimbocca le maniche per restituire uno spazio a tutti.


La riunione è proseguita. La sede di Europa Verde è ancora lì, in via Lanino. Le attività continuano e nessuno ha intenzione di fare un passo indietro.


Il piccolo fascista, insomma, ha investito tempo e vernice per ottenere un risultato piuttosto deludente: un marciapiede da ripulire e nessuno da spaventare.


Morale della favola: il fascismo prometteva di rifare grande la Nazione. I suoi piccoli nostalgici, per ora, non riescono nemmeno a lasciare pulito un marciapiede. Per fortuna, c’è chi al posto di imbrattarlo si mette a lavorare.


E vissero tutti Verdi e contenti.


Tranne il marciapiede, naturalmente. Ma ancora per poco...


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