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Scuola: strategie allo studio

Aggiornato il: 27 ago 2020

La scuola e l’istruzione sono la via per il superamento delle diseguaglianze e il benessere collettivo.

Carmelo Carbotti, esperto di economia e Marketing


Ho letto di recente l’analisi delle figure di Achille e Odisseo dello scrittore romano Matteo Nucci. Mi ha molto colpito un passaggio del capitolo “Il tempo delle scelte” in cui l’autore analizza il significato del termine scholè, da cui deriva la nostra parola scuola. Sin dagli albori del pensiero greco scholè rappresenta – precisa Nucci - il tempo libero dal lavoro, il tempo libero dai nostri impegni materiali.

Con questo si intende dire che la scuola non rappresenta un impegno, anzi spesso una sfida? Tutt’altro. La libertà dalle necessità è piuttosto uno spazio diverso: il momento decisivo della formazione del nostro spirito e della nostra mente.

È per questo – prosegue brillantemente l’autore – la scuola per noi è (o almeno dovrebbe essere) quel luogo sia fisico sia ideale in cui l’essere umano forma la propria personalità, studia senza scopo se non quello di conoscere e crescere. E, aggiungo io, di contribuire, tramite la propria individualità plasmata e rafforzata dall’istruzione, al proprio benessere e a quello della comunità a cui appartiene.

Un vero e proprio programma politico ed economico quello dei greci dell’epoca arcaica e ancor più classica.

Purtroppo, dico io, molto lontano dalla realtà italiana descritta qualche giorno fa dall’ISTAT con il report “LIVELLI DI ISTRUZIONE E RITORNI OCCUPAZIONALI | ANNO 2019”.

Un’analisi, quella del nostro istituto nazionale di statistica, ricca di dati puntuali e confronti internazionali che ci porta a una duplice conclusione:

· Italiani fra gli ultimi in Europa per livello di istruzione.

· Poche opportunità di lavoro per chi ha bassi livelli di istruzione.

Perché queste non rimangano solo parole vediamo alcuni dei dati tra i più significativi dell’ISTAT:

· Livello di istruzione basso rispetto al contesto internazionale! In Italia la quota di popolazione con titolo di studio terziario (laurea o titolo di studio equivalente) continua a essere molto bassa: il 19,6% contro il 33,2% dell’UE.

· Diseguaglianze territoriali! Nel Mezzogiorno rimangono decisamente inferiori sia i livelli di istruzione (il 54% possiede almeno un diploma, 65,7% nel Nord).

· Inefficienza del sistema scolastico. È sono il 13,5% il tasso di abbandonano degli studi dei 18-24enni, senza nessun futuro dato che solamente il 35,4% il tasso di occupazione dei ragazzi che hanno purtroppo abbandonato precocemente gli studi.

· Politica dell’immigrazione fallimentare! mentre nell’UE il livello di istruzione degli stranieri nel corso del tempo ha registrato importanti aumenti, in Italia la quota di stranieri con almeno il titolo secondario superiore si è molto ridotta (dal 2008, -6,3 punti percentuali contro i +4,7 punti percentuali nella media Ue) e quella di chi ha una laurea è rimasta invariata (dal 2008: -0,5 punti; +8,9 punti nella media Ue).

· Incapacità di salvaguardare i più deboli. Nel 2008, il tasso di occupazione degli stranieri residenti in Italia era più elevato di quello medio UE, per tutti i livelli di istruzione; l’impatto della crisi economica sull’occupazione straniera, però, è stato più forte che nel resto d’Europa. Di conseguenza, nel 2019, il tasso di occupazione degli stranieri con titolo di studio medio-alto è significativamente inferiore a quello medio europeo; resta più elevato soltanto quello degli stranieri con basso livello di istruzione.

Un quadro veramente disperato quello emerso per la cultura, la formazione e l’istruzione nel nostro Paese. Ma quale potrebbe essere l’effetto di un miglioramento del livello di istruzione? Ancora una volta i numeri dell’ISTAT ci vengono in aiuto:

· Nella fascia 25-64 anni, è del 10% superiore il tasso di occupazione dei laureati rispetto ai diplomati.

· Sempre nella stessa fascia di età, il tasso di occupazione dei diplomati è del 18,6% superiore a quello di chi ha un titolo di studio inferiore.

Credo che ci siano pochi dubbi sul significato di questi dati: scuola e istruzione sono gli strumenti per conseguire crescita, diminuire le diseguaglianze e riattivare l’ascensore sociale. Il Consiglio dell’Unione Europea l’ha espresso in modo chiaro e inequivocabile: “L'istruzione e la formazione possono contribuire a prevenire la povertà e l'esclusione sociale, assicurare il mantenimento dei valori umani e civili ed aiutare a combattere tutte le forme di discriminazione.”

Ancora. Questa è la visione anche prevalente tra gli economisti. Piero Cipollone, attualmente Vice Direttore della Banca d’Italia, ha ben chiarito che “Gli economisti in genere ritengono che l’istruzione sia un investimento perché accresce la capacità degli individui di mettere in atto comportamenti che innalzano il reddito, e, più in generale, il benessere futuro loro e della comunità a cui appartengono; […]”. Ma l’istruzione non ha effetto solamente sul reddito individuale e sulla crescita complessiva. Infatti, sempre Cipollone ben spiega che “I benefici derivanti all’individuo dall’investire in istruzione travalicano la dimensione esclusivamente reddituale per coinvolgere altre sfere del benessere: gli effetti sulla salute, sui comportamenti a rischio, sulla dimensione della partecipazione alla vita sociale del Paese.”

Vediamo invece l’attuale Governo arrivare alla seconda metà di luglio per cercare una soluzione per il rientro a scuola post pandemia, lanciando una gara sui banchi di “ultima generazione” che gli stessi produttori di mobili e strutture per ufficio considerano impossibile da realizzare e senza porsi il problema con quali mezzi pubblici, distanziamento vigente, far arrivare tutti i ragazzi a scuola.

Per questo, adesso più che mai, si deve puntare a mettere i giovani nelle migliori condizioni possibili perché possano costruire il proprio futuro tramite un’istruzione solida e completa e, per questa via, conquistino il diritto all’emancipazione. La via è un’istruzione superiore a prezzi accessibili, a buone condizioni di formazione per poi ottenere un accesso equo a lavori con buon reddito.

L’UE dovrebbe incoraggiare gli Stati membri a investire di più nell’istruzione, è proprio questo il momento facendo rientrare l’investimento nella scuola come condizione per i fondi del Recovery Fund. L’Italia deve, inoltre, non lasciare indietro anche chi ha bisogno di ripartire a seguito della perdita del lavoro investendo pesantemente nel finanziamento dell’apprendimento permanente e della riqualificazione.

Per tutto questo mi sembra opportuno concludere questo mio ragionamento prendendo, ancora una volta, a prestito una forte affermazione di Matteo Nucci: “Comunque si viva il tempo che abbiamo a disposizione, il tempo delle scelte è ora”.

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