• Verdi Europa Verde Milano

Votàti all'integrazione

Aggiornato il: 17 giu 2020

Esercizi di smart integration durante il lockdown




Silvia Pettinicchio, membro dell'esecutivo dei Verdi Europa Verde di Milano


Avevo appena scritto un articolo sul diritto di voto per gli stranieri da tempo residenti in Italia, sull’importanza della partecipazione politica e della rappresentanza come via per l’integrazione, quando “inciampo” in una donna straordinaria. O meglio, non si tratta proprio di un inciampo quanto di un mutuo trovarsi. Silvia Dumitrache è fondatrice e presidente di ADRI, Associazione Donne Romene in Italia. Volevo parlare con lei per capire quali fossero le posizioni della sua comunità sui temi dello Ius Soli e dello Ius Culturae di cui avevo appena scritto (link).

“Ska Keller si è spesa personalmente a sostegno del popolo romeno e della sua protesta contro il governo socialdemocratico, estremamente corrotto” (nda. le cui riforme liberticide sono state spesso condannate dall’Unione Europea.) “Le ho scritto e mi ha suggerito di mettermi in contatto con voi Verdi di Milano. Beh, sei arrivata prima tu” mi dice al telefono durante la nostra prima chiamata.

Silvia da anni lavora per ,mettere in luce i problemi delle donne migranti. Quelle lavoratrici silenziose ed indispensabili all’Italia moderna, alla società moderna che ha delegato loro quasi completamente le attività del care giving per i piccoli e per gli anziani.

“Ho deciso che essere un’attivista nel sociale non è più sufficiente. Bisogna portare direttamente e personalmente le istanze e i valori in cui si crede all’interno delle sedi politiche e delle istituzioni” continua “Io devo tanto all’Italia, il paese che ha accolto me e mio figlio 17 anni fa e sono particolarmente riconoscente agli italiani che mi apprezzano e appoggiano da anni. La politica però è un altro mondo. Ha bisogno di brave persone che vogliono mettersi in gioco. Vedi: quelli che si sentono, quelli che appaiono sui mezzi di comunicazione sono solo coloro che urlano di più. Le tantissime brave persone, quelle che incontri per strada o che lavorano incessantemente anche nel sociale, sono spesso silenziose. Non amano entrare nella stessa arena dei populisti e dei violenti”

Si parla tanto di lavoratori stranieri in queste ultime settimane, un po’ per le dichiarazioni della Ministra Bellanova un po’ perché il governo si è ricordato di loro inserendo nel D.L. Rilancio l’indennità per i lavoratori domestici, categoria silente e trasversale spesso dimenticata. Forse perché gli stranieri però non portano voti?

Le chiedo del lavoro nero, della situazione di tante persone che per via del COVID si sono trovate senza occupazione ma anche senza tutele.

“Dico sempre ai miei connazionali quanto sia importante lavorare in regola, quanto sia fondamentale esigere contratti regolari dal proprio datore di lavoro. Anche se questo significa rinunciare a qualche euro in più in tasca. Spiego loro che non è solo una questione economica, di contributi versati e di una pensione per la vecchiaia. C’è il problema gravissimo della mancanza di tutele, di nessuna protezione contro il mancato rispetto dei diritti, gli orari di lavoro massacranti, 24 ore al giorno 7 giorni su 7 senza turni di riposo, senza vita privata, spesso senza sonno. Quando si assiste una o più persone anziane in queste condizioni si entra nella loro casa e non si riemerge più per anni. Le badanti sono donne invisibili.”

Gli stranieri che risiedono in Italia sono 5.255.503, e rappresentano l’8,7% della popolazione residente. La comunità romena è la più numerosa, con i suoi 1.206.938 ( di cui 693.649 donne) ovvero il 22,97% di tutti gli stranieri residenti.

“La mia comunità ha un tasso di impiego alto ma questo non va di pari passo con l’integrazione. Molti ci chiamano ancora extracomunitari. Paradossalmente prima che la Romania entrasse nella UE avevamo una rete di supporto all’integrazione maggiore di ora. Oggi, da cittadini comunitari, non ci spetta molto in questo senso.” Continua Silvia “Quello che succede è che chi emigra vive in uno stato di blocco, di sospensione, in un ‘secondo piano’ autoimposto e permanente” Me lo ricordo bene, da migrante a mia volta negli USA. Si ha paura a fare richieste, a esigere. Si teme per il lavoro, per il visto, di essere cacciati. Si temono i commenti della gente comune: il “torna a casa tua” nonostante la tua casa sia proprio lì, da anni, da loro. Questo blocco psicologico ti congela in una sorta di limbo. Troppo distante dagli eventi di madrepatria ma lontano dalla politica del paese ospitante.

“Credo che la partecipazione alla politica, sia attiva sia passiva, per noi cittadini comunitari che abbiamo diritto di voto per le amministrative, sia un veicolo di integrazione formidabile. Poter scegliere chi governa il territorio a noi vicino, i municipi ed il comune in cui viviamo, ci radica. Ci dà voce. Ti dirò di più. La tessera elettorale ci dovrebbe essere consegnata assieme alla carta di identità, appena arriviamo. Sarebbe un segnale molto forte di apertura, di ospitalità e riconoscimento reale. Voglio lavorare a sensibilizzare i miei compatrioti, soprattutto le donne ma non solo, voglio creare cultura e desiderio di partecipazione attiva alla vita politica dell’Italia. Voglio farlo non aspettando che qualcuno si occupi di noi. Rifiuto l’attendismo di alcuni miei compatrioti, eredità di tanti anni di regime comunista. Voglio occuparmene in prima persona, con i Verdi. Voglio occuparmi di questo paese, che è diventato la mia casa. E che si merita il mio. il nostro lavoro e le nostre competenze”

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